Alla Milano Tattoo School il Workshop di Maurizio Brughera sul Tatuaggio biomeccanico e biorganico

Lo stile artistico riferito al tatuaggio prima biomeccanico, evoluto poi nello stile biorganico, di sicuro affonda le sue radici e attinge a piene mani ai lavori dello storico artista svizzero H.R. Giger autore, tra le altre innumerevoli opere, dell’immagine dell’iconografico Alien, film horror fantascientifico datato 1979 del regista Ridley Scott. 

Le immagini, dal mondo incredibilmente visionarie di Giger, hanno nel tempo ispirato, nel nostro settore, moltissimi artisti del tatuaggio che hanno sviluppato svariati approcci artistici riferite all’arte biomeccanica.

La poetica riguardante l’arte di Giger, di certo riassunta in poche righe, vuole rappresentare una società nella quale la tecnologia ha preso il sopravvento sugli organismi umani.

Di fatto, nelle illustrazioni di Giger, le parti umane e organiche appaiono prive di vita e integrate, quasi sessualmente sottomesse ai dispositivi tecnologici che, al contrario, sembrano viventi.

Nel mondo degli artisti del tatuaggio, lo stimolo visivo di queste e altre opere hanno generato un nuovo modo di esprimere sulla pelle una visione diversa, con immagini che tendono ad integrarsi nel corpo umano.

Dopo anni di sperimentazioni artistiche più o meno approfondite e consapevoli, negli anni ‘80 e ‘90 si sono affermati, come “duri artisti di riferimento”, gli statunitensi Aaron Cain e Guy Aitchison, che hanno portato questo tipo di stile del tatuaggio a livelli di sicuro interesse artistico.

Di fatto, il genere biomeccanico prima e biorganico in seguito, si propone attraverso strutture tridimensionali ispirate al mondo microscopico dei tessuti organici, delle cellule o al mondo della natura, lasciandosi ispirare alle texture di legno, pelle, minerali di decorare il corpo e superarne i confini bidimensionali della pelle umana. 

In un certo senso, l’approccio all’arte bio del tatuaggio e quasi un’astrazione al contrario: le forme di partenza bidimensionali e quasi tribali vengono intrecciate ed elaborate, dandone tridimensionalità e figura e lasciando spazi profondi e luci interne ad illuminarne i volumi.

In altre realizzazioni, il tatuaggio viene eseguito completamente senza colori, portando l’atmosfera più vicina ad una visione horror ed esteticamente più fedele alle opere di Giger. 

Numerosi artisti del tatuaggio moderno si sono espressi in tal senso con opere biorganiche influenzate dalla raffigurazione di mostri e demoni mischiati con l’anatomia del cliente, quasi a voler rappresentare il tentativo di esprimerli e consapevolizzarli al loro interno.

Sotto l’aspetto estetico, l’arte biomeccanica squarcia la pelle umana, lasciandone intendere un’anima meccanica, un riconoscersi in un organismo influenzato dalle nostre passioni materiali, come parti di motociclette e/o meccanismi robotici che danno più forza al nostro scheletro umano.

Esoscheletri artificiali che supportano la nostra energia e ne danno un potere maggiore. 

Recentemente, il “sentire” sotto pelle e le passioni in cui ci identifichiamo vengono espresse attraverso la rappresentazione di un mondo personale che si manifesta al mondo esterno.

Di sicuro, il tatuaggio biomeccanico e biorganico ancora oggi, seppur non di larga richiesta, richiede un interrogarsi, un domandarsi interiormente: chi siamo, cosa portiamo dentro di noi, quanto desideriamo mostrarlo al mondo esterno e quanto siamo disposti ad accettarne il giudizio.

Nonostante la moda porta verso altri mondi estetici, l’astrattismo del tatuaggio bio ci mostra agli altri in modo più ermetico, intimo e segreto, ma non per questo meno affascinante.

Lunedì 22 gennaio 2024 presso la Milano Tattoo School si svolgerà il Workshop di Maurizio Brughera sul tatuaggio biomeccanico e biorganico.

Maurizio Brughera, in arte Dragon Art, Docente presso la nostra Scuola, è un tatuatore professionista che lavora nel mondo dei tattoo da oltre 25 anni e che opera nel suo personale studio, il Dragon Art Tattoo studio, aperto dal 1999.

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